Ago 262013
 

L’orto sinergico è un “nuovo” modo di coltivazione. Si basa su studi messi a punto dall’agronomo-botanico-filosofo giapponese Masanobu Fukuoka e in seguito messi in pratica dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip.

L’idea di fondo di Fukuoka è quella di non fare nulla, cioè lasciare alla natura il normale ciclo biologico. Mentre le piante crescono, sotto terra si crea un altrettanto mondo formato ma microrganismi, funghi, batteri che si nutrono degli essudati radicali delle piante e rilasciano le proprie deiezioni, sostanze utilissime all’agricoltura. Le stesse piante a fine ciclo andando in decomposizione producono sostanze nutritive per le altre. Nell’agricoltura sinergica è il suolo stesso che cura la sua fertilità e ne migliora la qualità. Poi c’è la pacciamatura fatta di paglia o altri scarti naturali che aiutano il terreno a non indurirsi con la siccità, a mantenerne la giusta umidità, a non dilavarlo con le piogge abbondanti e con la propria decomposizione a creare humus. Un sistema di irrigazione a goccia e la pacciamatura fanno si che non si sprechi acqua. L’orto, una volta impiantato, non va zappato né arato per non distruggere il mondo sommerso e si continua a piantare senza modificare nulla. Consiglio di creare dei bancali leggermente più alti per evitare di passare nella zona coltivata e quindi dividerla dalla zona di passaggio.
Non si richiede uso di pesticidi, fertilizzanti ma sono le stesse piante consociate tra di loro ad aiutarsi nelle crescita e nel tenere lontano i vari predatori. Indispensabile è l’utilizzo di almeno tre tipi di colture: liliacee per tenere lontano i batteri, leguminose per fissare l’azoto e infine ortaggi e verdure. Molto utili risultano anche piante officinali e fiori come la calendula e le consociazione tra diverse specie di piante. Le erbe spontanee non vanno estirpate ma solo sfoltite se infestanti. Ci vuole un po’ di impegno solo iniziale per allestire l’impianto ma una volta avviato  bisogna solo piantare e raccogliere. Importante è tenere sempre l’orto attivo piantando contemporaneamente alla raccolta di altri prodotti. Il risultato è ben visibile e “assaporabile”, anche se i prodotti non raggiungono grandi dimensioni e quantitativi.

In rete si trovano molte guide e siti dedicati a questa tecnica, io mi limito a portare un ulteriore testimonianza a questa agricoltura naturale.

Buone semine a tutti!

 

 

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Ago 022013
 

Un percorso di turismo rurale.

Mostra fotografica 8-18 Agosto 2013. Salone del Municipio Arpaise (BN)

“Non abbiamo ereditato il mondo dai nostri padri, l’abbiamo preso in prestito dai nostri figli”.
(Proverbio Masai)

percorsovitarurale
La mia generazione sta vivendo un momento di cambiamento. Un cambiamento che guarda in avanti ma che cerca di recuperare molto dal passato. È un percorso a ritroso, un passo “indietro”. Per anni abbiamo vissuto nell’idea che l’industria, la “cementificazione”, la velocità fossero chiari segni di progresso e di benessere. Abbiamo creduto che per essere felici bisognava essere ricchi, produrre reddito, lavorare tanto anche se questo voleva dire non avere tempo per curare le proprie passioni e le persone che amiamo. In nome di questo presunto progresso, di questa sbagliata concezione della  modernità abbiamo fatto danni irreparabili ai nostri  territori, irrispettosi di chi sarebbe venuto dopo di noi. Oggi si sta lentamente  prendendo coscienza che tutto quello che abbiamo buttato via in questi anni va recuperato e pure in fretta. Lentamente c’è un ritorno alla vita rurale, alle radici culturali e sociali dei nostri territori, quelle che un tempo ci procuravano vergogna e imbarazzo. Si riscopre il vivere lento, il piacere di camminare in campagna solo per osservare e sentire gli odori; si ritrova la voglia di fare quattro chiacchiere tra amici e magari non limitarsi a “chattare”; si comincia a pensare che si può vivere degnamente con poco. Accontentarsi di essere un piccolo artigiano e non un grande imprenditore. C’è una riscoperta dell’agricoltura biologica, dei cibi sani e delle tradizioni. Stiamo assistendo a una presa di coscienza che il modo di vivere improntato allo sfruttamento e alla produttività esasperata non poteva e non può andare avanti a lungo.
Il territorio di Arpaise si presta bene a questo cambiamento di rotta in virtù del quasi nullo sviluppo industriale, della scarsa antropizzazione, del persistente rapporto di socializzazione tra le persone, che qui non si è mai perso.
Girando per le mulattiere e i boschi del paese si possono ancora osservare animaletti selvatici, scoprire orchidee selvatiche, raccogliere funghi, erbe spontanee, frutti di bosco, ecc. Nel paese vivono molto più persone anziane che giovani ma questo non deve essere visto come un fatto negativo: essi sono la nostra memoria storica, sono coloro che devono tramandarci le tradizioni, quelli che ci hanno prestato il pianeta che dovremo restituire ai nostri successori.
Questa raccolta di foto mostra vari angoli del territorio, vari momenti. Pezzi di natura, di storia, di religione, di tradizioni, visti con un occhio diverso, un po’ più attento, più predisposto a percepire la bellezza semplice e grandiosa della natura. Un invito a percorrere i sentieri del paese e soprattutto ad “aprire gli occhi”, perchè solo uno sguardo attento può vedere la bellezza nella semplicità della vita rurale.
                                                                                                                                          Giulio Martino

Tutte le opere sono state realizzate con sistemi digitali e stampati con inchiostri a pigmenti in modalità Fine Art su supporto in cotone 100%.

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